Bernini, Ludovica Albertoni Bernini, Ludovica Albertoni

Cappella Altieri, chiesa di San Francesco a Ripa, Roma (IT)
Contatto
: periodicamente, dal 1981
Segnalazione di
: Mario Rotta
Perché
: mi ha colpito subito per ciò che rappresenta, è un “ragionamento” virtuosistico sul confine sottilissimo tra sacro e profano, un esempio di come la scultura, sostenuta da una tecnica straordinaria e da un’ambientazione unica (è in una piccola cappella laterale, dietro una specie di sipario, illuminata dalla luce che entra da una finestra e si dirige direttamente sul corpo disteso), possa essere allo stesso tempo teatro e poesia, racconto e rappresentazione, morte e vita, amore e malinconia.
Emozioni: è senza dubbio un orgasmo, reale, carnale, che scatena fantasie e desideri maschili nonostante, o forse proprio grazie alle vesti che si gonfiano come se il corpo volesse uscirne. In realtà è della morte che si sta parlando, e della mistica dell’estasi, ma l’effetto è infinitamente più sensuale di quanto non lo siano tante immagini fotografiche di nudi. Forse perchè in tanti nudi che vorrebbero rappresentare la vita c’è l’odore di morte della bellezza effimera raffigurata in quanto tale, mentre in questa rappresentazione di morte c’è tutta la vitalità di un momento d’eternità, il sapore del puro piacere, talmente puro che ciascuno può interpretarlo come crede: fisicità, spiritualità, costruzione mentale, perfino finzione. Ho sempre desiderato toccare le superfici di questa scultura, se non fosse che non è raggiungibile e che toccandola proverei quasi il timore di raffreddare questa specie di vulcano in eruzione, o di bruciarmi in quel magma che sale da qualche parte di quel corpo nascosto nel marmo, che l’artista deve aver amato, per riuscire a farne in modo così sfacciato ciò che voleva o immaginava.